L’eCommerce non è solo la storia dei grandi successi (Amazon, Zalando, Alibaba), ma anche di colossi e startup che sembravano destinati a dominare il mondo e invece… sono spariti. Alcuni erano pionieri, altri meteore, altri ancora mostri cresciuti troppo in fretta. Ecco una rassegna di 20 casi famosi (in Italia e nel mondo) che raccontano come anche nell’online ci siano “cadaveri eccellenti”.
Fallimenti famosi ecommerce italiani
Fallimenti famosi ecommerce internazionali
Anni: attivo dai primi anni 2000 – chiusura controllata 2022 Apice: tra i principali ecommerce italiani per elettronica / elettrodomestici Modello: marketplace verticale incentrato sulla tecnologia e grandi elettrodomestici, con un’ampia rete logistica. Motivazioni profonde: problemi di liquidità, costi fissi troppo alti, margini ridotti. Fallita la società storica per problemi finanziari, ma il brand è stato rilanciato da Takin’ Care Srl nel 2022 e oggi sembra essere in utile. Fonte: Wikipedia
Anni: 1959 – 2015 Modello: catalogo cartaceo evoluto in ecommerce generalista, specializzato in moda e casa. Motivazioni profonde: il modello della vendita per corrispondenza è stato superato; passaggio lento al digitale, concorrenza di player più moderni. Fonte: Wikipedia
Anni: 2012 – 2017 Modello: sito specializzato in smartphone e tecnologia a prezzi fortemente scontati. Motivazioni profonde: basava la sua competitività su evasione IVA, con margini gonfiati; chiuso dopo indagini fiscali. Fonte: Repubblica
Anni: 2003 – 2017 Modello: generalista elettronica, computer e elettrodomestici, parte di MediaMarkt. Motivazioni profonde: margini troppo ridotti e concorrenza di Amazon; chiusura scelta a livello corporate. Fonte: Wikipedia
Anni: 2001 – 2017 circa Modello: specializzato in informatica, componentistica e accessori hardware. Motivazioni profonde: margini compressi, concorrenza internazionale, incapacità di reggere la guerra dei prezzi.
Anni: metà 2000 – 2018 circa Modello: ecommerce di informatica, noto tra i gamer per PC assemblati e componenti personalizzabili. Motivazioni profonde: settore competitivo, margini ridotti, crescita non sostenibile.
Anni: 2010 – 2017 Modello: vendita online di smartphone e device con forti promozioni. Motivazioni profonde: problemi legali, inadempienze nelle consegne e sequestri giudiziari che hanno azzerato la fiducia dei clienti. Fonte: DDay
Anni: 2000 – 2017 Modello: ecommerce B2B, specializzato nella fornitura di soluzioni IT alle aziende. Motivazioni profonde: contrazione del settore e scelta del gruppo madre di uscire dal mercato italiano.
Anni: 2000 – 2004 circa Modello: uno dei primi siti italiani di food ecommerce, specializzato in prodotti tipici e gourmet. Motivazioni profonde: mercato acerbo, logistica del fresco troppo onerosa, scarsa fiducia dei clienti.
Anni: 2009 – 2011 circa Modello: ecommerce di prodotti enogastronomici italiani di qualità. Motivazioni profonde: scarsità di domanda, prodotti deperibili, investimenti in marketing insufficienti.
Anni: 1996 – 2001 Modello: pionieri del grocery online, consegna a domicilio di spesa alimentare. Strategia: investimenti enormi in magazzini e flotte proprietarie, per coprire più città. Motivazioni profonde: crescita troppo rapida, costi logistici fuori controllo, consumatori non ancora pronti. Fonte: Wikipedia
Anni: 1997 – 2000 Modello: spesa alimentare online con consegne fresche. Strategia: puntava sulla rapidità e freschezza, servizio locale molto apprezzato. Motivazioni profonde: acquisita da Webvan, perse competitività e diventò non redditizia. Fonte: Wikipedia
Anni: 1998 – 2000 Modello: ecommerce dedicato ai prodotti per animali domestici (cibo, accessori). Strategia: spese massicce in pubblicità (famoso il pupazzo testimonial), prezzi bassi. Motivazioni profonde: spedizioni troppo costose per prodotti voluminosi, domanda acerba, margini negativi. Fonte: Investopedia
Anni: 1998 – 2000 Modello: fashion ecommerce globale, abbigliamento e accessori trendy. Strategia: lancio in più paesi con sito innovativo (3D e zoom prodotti), molto costoso. Motivazioni profonde: sito troppo lento per l’epoca, costi pubblicitari eccessivi, capitale bruciato. Fonte: Wikipedia
Anni: 2010 – 2015 Modello: ecommerce di design e prodotti lifestyle originali. Strategia: partito come social network per designer, poi pivot verso flash sales di oggetti di design. Motivazioni profonde: cambi di rotta continui, perdita identità, costi di acquisizione clienti altissimi.
Anni: 2007 – 2016 Modello: flash sales di moda e lusso, sconti a tempo limitato. Strategia: creare senso di urgenza e esclusività. Motivazioni profonde: saturazione del modello, margini sempre più bassi, concorrenza dei marketplace.
Anni: 2011 – 2014 Modello: vendite private online di moda e accessori, modello importato dalla Francia. Strategia: partnership con American Express, targeting premium. Motivazioni profonde: mercato USA meno ricettivo, difficoltà di adattamento locale, chiusura dopo 3 anni.
Anni: 2010 – 2020 circa Modello: eCommerce collegato al famoso Groupon, basato su offerte lampo di prodotti vari. Strategia: sfruttava l’enorme base utenti delle daily deal per vendere anche oggetti fisici. Motivazioni profonde: margini troppo bassi, fidelizzazione nulla, modello daily deal in declino.
Anni: 2007 – 2021 Modello: marketplace internazionale con focus su tecnologia e gadget cinesi a basso costo. Strategia: prezzi ultra competitivi, spedizioni internazionali a basso costo, forte marketing verso l’Europa. Motivazioni profonde: crisi finanziaria della casa madre Globalegrow, indebitamento e concorrenza feroce.
Anni: primi 2000 – bancarotta 2025 Modello: ecommerce di moda di lusso internazionale. Strategia: piattaforma premium di designer e brand luxury, esperienza utente curata. Motivazioni profonde: calo domanda del lusso, aumento costi doganali e logistici, margini troppo ridotti. Fonte: IoDonna
Morale: l’eCommerce non è il paradiso delle vendite facili. È un settore che richiede capitale, strategia, logistica impeccabile e soprattutto clienti fedeli. Senza questi ingredienti, anche i giganti cadono.